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LA SCULTURA DI LEANDRO GHINELLI


Leandro Ghinelli é nato a Firenze il 21 Marzo 1925. Laureato in Lettere col massimo dei voti, Ordinario di Lettere negli Istituti Superiori, svolge attivitá letteraria e si interessa di riforma scolastica con impegnativi articoli contenenti apprezzate risposte sia per la scuola media inferiore sia per la scuola media superiore.

Fin dal 1959 ha abbinato l'attivitá letteraria a quella artistica come scultore autodidatta, sviluppando gradatamente meditate scelte personali secondo una propria poetica che esclude un ossequio passivo a correnti e scuole di moda, pur tenendo nella dovuta considerazione il fermento di rinnovamento creativo contemporaneo, ma sempre con uno sguardo rivolto ai fondamentali valori umani e alla naturale esigenza di espressione formale individuale.

Giá nella prima Mostra del 1968 (presso l'Associazione della Stampa di Lecce) Ennio Bonea sottolineava: ``Leandro Ghinelli ha nel sangue l'istinto artistico, essendo nato e cresciuto in una famiglia di artisti..., la preparazione umanistica gli ha consentito di aggiungere nel ritratto il segno della personalitá di ciascun personaggio'' con una penetrante indagine psicologica. Cosa che, notava ancora Bonea in catalogo, risaltava anche in una suggestiva serie di caricature. Tra le altre opere di varia ispirazione e composizione furono segnalati particolarmente per la freschezza del modellato e l'efficacia espressiva alcuni ritratti di piccolo formato in terracotta e in bronzo, come Leopardi (1963), Beethoven (1963), Paolo VI (1963), donato al Papa e al Museo Paolo VI di Brescia, Petrarca (1964), Manzoni (1964), Verdi (1964), Dante (1965), D'Annunzio (1968), per la Sezione della Societá Dante Alighieri di Parigi, Pirandello (1968).

Dal punto di vista teorico é da ricordare il saggio Il posto dell' arte nella civiltá tecnologica (nella rivista La Zagaglia n.42, Lecce, 1969), Perché si fanno ritratti (Espresso Sud, Maggio 1985, Lecce), Scultura.Il ritratto (Contributi n.3-4, 1987, Galatina), nei quali scritti l'autore delinea i principi del suo orientamento artistico, che non si esaurisce nell'abilitá manuale di un raffinato mestiere, né tanto meno nella invenzione del nuovo a tutti i costi, ma coinvolge la meditazione sui fini e sui valori dell' esistenza umana. Il terzo articolo termina con queste parole: ``... proprio la consapevolezza estetica dello scultore e la sua maturitá di stile, di pensiero e di cultura lo rendono capace di realizzazioni d'arte che non sono semplici esecuzioni manuali o pedanti ripetizioni di modelli stereotipati, i quali possono ben rientrare in un canale di scuola antica o moderna, ma non fanno Arte, se non c'é l'Artista.''

La validitá del Ghinelli ritrattista é stata confermata dall'incarico di opere pubbliche in bronzo quali il monumento al tenore Tito Schipa (Villa Comunale di Lecce, 1980), i busti dedicati a Enrico Fermi (I.T.I.S. E.Fermi, Lecce, 1981), al Papa Giovanni Paolo II (1980), a Grazia Deledda (I.T.F.S. G.Deledda, Lecce, 1985), a Oronzo Massari (Tribunale di Lecce, 1983), a Pietro Lecciso (Tribunale di Lecce, 1986), a Padre Filippo Ciotta (Istituto Calasanzio di Campi Salentina, 1984), a Enrico Mattei (I.T.I.S. E.Mattei, Maglie, 1991).

Il richiamo costante all'interioritá dei personaggi con equilibrio di classica compostezza che rifugge dai minuziosi dettagli é in sintonia con la ispirazione generale della produzione artistica di Leandro Ghinelli, che si puó trovare sintetizzata in questo suo brano inedito del 1979: ``Se l'artista si limita a rispecchiare il mondo che lo circonda rattristato e disorientato dal discordante caos, non puó sfuggire alla nevrosi e all'ariditá, non puó produrre altro che un'arte aspra, soffocata e soffocante. All'artista, proprio nei tempi d'imperante materialismo, occorre tenere tese le antenne che lo pongono in contatto con un'altra dimensione: egli non puó ignorare l'eterno, il mistero, l'infinito; e come non puó non avere la certezza della indistruttibilitá della materia, espressa dal postulato di Lavoisier (``Niente va perduto, tutto si trasforma''), cosí, ancor piú, sente la perennitá dello spirito, anima e luce del vivente, innegabile, presente ovunque e sempre. Solo in tale pienezza di autocoscienza l'artista puó vibrare e rispondere ai piú reconditi richiami che giungono dall'ignoto e dal reale, per interpretare sotto la specie estetica ogni aspetto di questa terrena esistenza, nella quale del resto si riflette tanto della universale armonia, che riassorbe e governa ogni disordine particolare.''

Tale dettato coincide con quanto scrive Donato Valli nell'83, riferendosi alla varia produzione artistica dello scultore: ``Le opere di Leandro Ghinelli portano il segno di una istintiva gioia creatrice; l'imperante verticalismo che caratterizza in maniera decisa tutta la sua produzione piú significativa é in effetti la traduzione concreta di un'ascesi che é insieme fiducia di comunicazione nel duplice livello della umana solidarietá e della divina ansia; é, cioé, volontá espressa di innalzamento spirituale, di speranza per sé e per gli altri, gioia di illuminazione attraverso la materia plasmata...'' (Rivista Sallentum, n.VI, 1983, E.P.T., Lecce). Giuseppina De Giosa, nel giornale Il Secolo d'Italia del 2 Giugno 1983, scrive che Ghinelli sa rendere visibili i sentimenti in figure armoniose, stilizzate, ``caste nel loro ascetismo, sicché i suoi nudi levigati ed ariosi nella loro leggerezza quasi impalpabile, come la Maternitá (1973), la Danzatrice (1977), l'Approccio (1977), la Creazione (1983) sembrano avvolti dal candido velo della poesia.'' Interessanti risultano anche il pannello bronzeo traforato Il Battesimo, 1984, nella Chiesa di S.Antonio Abate di Carmiano, e il Battesimale istoriato in bronzo, 1987, collocato nella Chiesa di S.Lazzaro di Lecce.

L'aerea spazialitá di creazioni tecnicamente ardite, aperte, come Il volo (1977) e Verso il Sole (1983), che tendono dinamicamente verso il cielo, smaterializza i corpi nella luce ed esige grandi dimensioni che trasmettono allo spettatore quella tensione vitale che sembra venire dalla conquista dello spazio come metafora della ascesa spirituale. Meglio si possono intendere queste opere, se poniamo attenzione alle parole dell'artista medesimo: ``La grande scultura all'aperto sembra un dono dell'uomo al Sole che, come per grazia e gratitudine moltiplica la vita dell'opera d'arte col mutare la proiezione della luce durante la giornata. É cosí che la scultura di qualunque stile e concezione vive non soltanto nello spazio ma anche nel tempo come una musica di superfici e di segni e non é statica come puó sembrare nel suo volume immutabile, ma é in perpetuo movimento nel movimento della luce. Lo scultore esegue l'opera, ma il fratello Sole continua l'opera ogni giorno, plasmandola col variare della luce. Per questo l'opera vive nello spazio e nel tempo come avesse un'anima, come si puó percepire anche in quelle sculture-architetture o architetture-sculture che sono, per esempio, la piramide egiziana ed il tempio greco. Lo scultore di razza pre-vede e rende visibile il nesso continuo tra l'aria-luce e le forme della materia, tra l'idea e il tempo, cosí che dell'esecuzione di ogni opera fa un incessante motivo di ricerca e di conquista di ritmi spaziali, sia nelle masse ponderose, sia negli aerei giuochi di esili forme. Naturalmente lo scultore dovrebbe avere la piena disponibilitá dei mezzi di realizzazione, perché, se, per esempio, nella sua fantasia l'opera richiede una certa dimensione e un certo luogo, senza quella dimensione e senza quel tale luogo la realizzazione resta mutilata nella sua potenziale vitalitá. La scultura nasce generalmente prigioniera di molti limiti e l'umanitá si priva cosí di tesori incalcolabili.

Comunque sia, in qualunque condizione, lo scultore sente o dovrebbe sentire che la sua opera si forma in collaborazione col Sole nella luce e nel tempo, ed é tanto piú viva quanto piú vigile é il suo spirito creatore nel fermare qualcosa di profondamente umano nella forma che la luce rivelerá allo spirito degli altri esseri umani. Il segreto della bellezza scultorea é in una forte carica di vita che fa diventare spirito la materia modellata o modulata dall'uomo, suscitando contemplazione. Senza tale carica di vita il lavoro resta un comune manufatto che non parla un linguaggio universale.''

É proprio l'elemento luce che anche in opere di tendenza astratta come il gruppo Specchi di luce (1978) o La catena della vita (1984), nell'intersecarsi dei piani o nello snodarsi e compenetrarsi di sfumate rotonditá rivela un movimento che nasce da un ispirato motivo simbolico: in Specchi di luce l'attesa di una superiore illuminazione, nella Catena della vita il mistero della circolaritá continua della vita che genera vita.

Mossa dalla medesima spinta interiore sono le diverse Danzatrici del 1990 e del 1991, modulate in morbide esili forme musicali, come per volere esprimere l'universale armonia che dal femminile si genera e s'incarna.

Nelle due linee della produzione artistica di Leandro Ghinelli, la classica e la moderna, come osservano i critici Mario Pezzotta (sul Giornale di Bergamo dell'8 Aprile 1978) e Lino Lazzari (sull'Eco di Bergamo del 6 Aprile 1978) vengono evidenziati soprattutto ``gli aspetti meravigliosi dell'animo umano, proiettato verso un senso di libertá...'' in un linguaggio originale, animato da non comune slancio poetico, in cui vibra un'ansia di rinnovamento estetico, senza cadere in espedienti di concettosa artificiositá.

Da tale virtú comunicativa dipende il costante successo delle Mostre Personali di Leandro Ghinelli, seguite anche da numerosi riconoscimenti e premi, benché l'autore, schivo per sua natura, eviti la vanitá degli onori, confidando nel sincero apprezzamento della gente che abbia fine sensibilitá e interesse per l'arte.

Naturalmente spetta alla critica la funzione chiarificatrice e orientatrice sui valori e sullo sviluppo di ogni personalitá artistica, ma il giudizio matura attraverso il vaglio del tempo, quando la valutazione dei movimenti artistici contemporanei si fa serena e distaccata, in una prospettiva che abbraccia problemi, tensioni, esigenze particolari e generali di un'epoca e di un determinato ambiente storico.


LEANDRO GHINELLI vive a Lecce in Piazzetta Eugenio Montale n.4
(Tel.0832-390474).